Molto rumore per nulla
di Geronimo Carreras
www.geronimocarreras.it
Mi ricordo, diversi anni fa, che uno dei miei docenti mi disse “devi essere più politico” commentando il mio modo di parlare e di confrontarmi con la gente. In effetti ero irruento, un po’ crudo, come dice il mio compare Giuseppe “sanguigno”; e il docente, che stimo moltissimo per la sua critica costruttiva, voleva dirmi di abbassare la guardia nel propormi agli altri, diversamente avrei creato una barriera molto difficile da superare.
Intendeva insegnarmi, dato che era la sua materia, delle tecniche di comunicazione: in pratica usò quell’aggettivo (politico) come metafora per illustrarmi come il politichese sia un linguaggio elegante usato dai contendenti durante lo scontro elettorale, estendendo il momento a tutta la campagna politica che questo o quel partito, questo o quel politico, si apprestavano ad affrontare in caso di vittoria alle elezioni.
Non solo elezioni, ovviamente. Il politico usa il politichese per cercare di non incorrere in bieche insinuazioni che scoraggiano i potenziali elettori, non più con il prosciutto sugli occhi, ma anche i cittadini già fedeli e convinti del voto espresso. E se invece il voto è dall’altra parte, è bene conquistare un punto in più per il futuro.
Da alcuni anni assistiamo, involontariamente, a dei veri e propri scontri elettorali ispirati ai talk show americani, dove i due candidati (a qualsiasi carica, non solo di governo) si sfidano di fronte ad un pubblico presente in studio e di fronte alla naturale moltitudine di cittadini telespettatori, che diventano automaticamente la giuria dell’arena. Il moderatore – provocatore ha il compito di stuzzicare i contendenti per stimolare la discussione, molto spesso accesa da toni ed atteggiamenti abbastanza irriverenti.
Questo modo di fare ha ormai conquistato anche la nostra politica italiana, che oggi vede in contrapposizione due personaggi. Non mi interessa commentare il politico Silvio o Dario, anche perché questo mio intervento diventerebbe una propaganda elettorale in men che non si dica. Cosa che, in questo momento, non è il mio obiettivo. Invece mi preme sottolineare come la politica sia diventata un teatrino di bassa fattura (a destra e a sinistra), ma mentre noi cittadini crediamo di aver capito quanto gli attori del teatrino (ministri, senatori, deputati, consiglieri etc.) siano dei burattini, di fatto gli attori principali del teatrino diventano proprio gli ignari spettatori, quasi marionette mosse da quell’impetuosa voglia di chiarezza e giustizia, attualmente molto nascosta in chissà quale meandro della Camera o del Senato.
Palesemente non voglio additare un particolare politico come imbonitore, né mi voglio riferire solo alle alte cariche, perché di fatto è molto più facile trovare questo atteggiamento nei palcoscenici della politica locale più che in quella nazionale; però è anche vero che i grandi colossi della comunicazione ci rifilano più facilmente le gesta dei personaggi che governano “il Paese e non il paese” ed è dunque più evidente una frase di Silvio o di Dario (la par condicio impone che li citi tutt’e due) piuttosto che quelle di Emilio o di Giandomenico. È facile notare come un solo nome (Silvio o Dario) nel pensiero comune identifichi una sola persona, mentre il nome Emilio può far venire alla mente diversi personaggi, dal giornalista Fede al sindaco Floris ad esempio… questo significa che lo stress mediatico ha fatto il suo corso. L’immagine, intesa come completezza della persona e non solo la sua figura, di quel personaggio è stata sparata a ripetizione così tanto da farlo entrare nelle menti di tutti!
Rimanendo sul tema della comunicazione, mi disturba parecchio vedere che il politico non usa più il politichese! Almeno quanto mi disturberebbe notare la perdita della diplomazia nei rapporti istituzionali. Esiste infatti un Corpo Diplomatico che cura i rapporti fra il proprio Stato ed un altro, e proprio da questo delicato e gravoso compito nasce l’aggettivo “diplomatico”, che significa un modo di proporre determinate affermazioni con uno stile più elegante e aggraziato. Perché dunque i politici ora sono esenti dal proporsi con una veste più consona al ruolo che rivestono?
A questa considerazione voglio collegare l’episodio del 19 maggio scorso, quando il dottor Nicola Vendola noto Nichi, esponente di spicco del Movimento per la Sinistra e Presidente della Regione Puglia, ha letteralmente inferto un “vaffanc…” al Senatore Maurizio Gasparri, ex Ministro delle Comunicazioni ed ora Presidente del Gruppo PdL al Senato della Repubblica Italiana.
Una volta, darsi del ladro era un affronto gravissimo (anche se al popolo piaceva tanto), poi con l’andare del tempo le parole son diventate ben più colorite: ad esempio nell’aprile 2006 spuntò il volgare di “testicolo”, usato a dir la verità sia a destra sia a sinistra!
Sul vaffà potrei anche aggiungere che è comparso nella scena da molto tempo, e la sua carica volgare è stata decisamente smorzata anche dalla canzone del Masini di diversi anni fa. Questo calare di volgarità è stato suggellato da Beppe Grillo l’8 settembre 2007 con l’istituzione del V-Day, definito dallo stesso Grillo “Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta”.
Ciò non toglie che il vaffà sia un’espressione poco elegante e sicuramente non consona ad un personaggio di spicco della Politica. Ho usato volutamente la maiuscola per richiamare il concetto di πόλις (Polis) e dunque identificare il politico come colui che ha il compito di garantire l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita politica. L’analogia è presto chiarita con la considerazione che nella Polis le norme di diritto erano uguali per tutti i cittadini, da qui la base della Giustizia Italiana che “la Legge è uguale per tutti”.
L’episodio di scontro Vendola vs Gasparri avrebbe dunque legittimato un uso del vaffà come chiusura discorsiva? Sinceramente no! Spero che abbia solamente evidenziato quanto i nostri rappresentanti politici non siano più in grado neppure di discutere fra di loro. E dunque faccia capire a tutti noi cittadini quanto sia necessario riconquistare un ruolo fondamentale di rappresentanza politica ed affidarlo solo a persone corrette, anche sul piano della comunicazione!
Geronimo Carreras
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Condanna alla violenza!
Sono da poco trascorsi un paio di minuti dopo l’una del mattino, sono a casa di fronte al mio PC e vedo scorrere ancora immagini e notizie sull’aggressione al Premier Berlusconi. Nella “scheda” successiva del browser le pagine di Facebook, dove alcuni amici esprimono il loro parere sul mio stato “estremamente preoccupato per tutti coloro che scrivono di essere a favore del gesto che ha colpito il Premier. Senza essere pro o contro Berlusconi, un gesto del genere è SOLO da condannare, che riguardi Bersani o Berlusconi, Di Pietro o Casini… e chiunque scriva di essere fan dell’autore, a mio modesto giudizio, è solo un povero personaggio in cerca di senno…” e nel contempo una serie di personaggi, che a questo punto non esito a definire poco raccomandabili, che inneggiano alla vicenda accaduta come la cosa più normale che potesse accadere.
Come ho già detto prima, sono seriamente preoccupato per quanto accaduto. E voglio da subito precisare che il mio orientamento politico, da tempo dichiarato a destra nell’area di Fini, non ha nulla a che vedere con la presa di posizione. Avrei comunque preso la stessa posizione se quanto accaduto al Premier fosse invece successo all’on. Bersani, o Di Pietro, o Casini, o Buttiglione o chi vi pare e piace.
E’ abominevole leggere che ci siano ancora degli italiani che assumono una posizione di difesa di quanto accaduto, oltre a qualche deficente che addirittura crea un gruppo chiamandolo “MASSIMO TARTAGLIA vs BERLUSCONI INNO ALLA GIOIA PER EROE DEL SECOLO”. Passi che si possa ancora pensare di usare termini come “ladri” e “farabutti”, passi anche che si possano palesare degli stati d’animo di profonda delusione per l’una o l’altra corrente politica, ma che si arrivi a scrivere idiozie del genere di quelle che riporto di seguito… beh, carissimi amici lettori, francamente non so più cosa pensare… Mi scuso in anticipo per la poca finezza che avrò nei confronti degli autori di questi interventi ma non riesco a tacere…
“un tempo i dittatori venivano accoltellati alle Idi di Marzo, ghigliottinati in place de la Concorde, fucilati in piazzale Loreto…”: questa frase l’ha scritta un laureato, una persona che ha giurato di aiutare il prossimo quando questo sta male… cacchio, che coerenza! Se anche Berlusconi fosse un dittatore (ed è da dimostrare che lo sia, ma non me ne può fregar di meno), l’inno alla morte è francamente di pessimo gusto, caro dottore…
“LO SAPETE QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA BERLUSCONI E IL SUO AGGRESSORE? …CHE IL SECONDO VERRA PROCESSATO
” Battuta simpatica, onore all’ironia… L’ho letta sulla bacheca di un’amica, per fortuna rimane una pungente ironia…
“Uccidiamo Massimo Tartaglia”: questo è un altro gruppo nato su Facebook… Penoso! Che cavolo vuoi uccidere?? Chissà se l’autore di questo gruppo ha il coraggio di dirlo faccia a faccia ai genitori di Massimo, che vorrebbe uccidere il figlio…
“Darei 20 anni a Tartaglia, solo perché era così vicino e così facile… solo due denti finti rotti”. Questa spero che sia una battuta, sempre di pessimo gusto, ma battuta: siccome l’ha detta un personaggio molto pubblico, un tale che ho reputato un grande comico sardo fino a qualche minuto fa (Lucio Salis) e che adesso invece ha perso moltissima considerazione (da parte mia s’intende, e sicuramente non se ne farà granché della mia considerazione), mi auguro che sia seguita da un commento un po’ più serio di quelli che ha postato sull’accaduto…
“IO BERLUSCONI NON LO VOGLIO NE’ FERITO, NE’ MORTO, VOGLIO SOLO CHE SI FACCIA PROCESSARE COME TUTTI GLI ESSERI VIVENTI!!!!!”… e su questo mi trovi d’accordo, caro Kikko! Pur essendo io di destra, concordo pienamente con quello che scrivi. Permettimi però di puntualizzare che non è a colpi di statuetta in faccia che si ottiene la giustizia. Sennò mi dovete dire quante statue della libertà dovremmo lanciare verso la faccia del Senatore a vita on. Giulio Andreotti…
“Abbiamo visto con quale dolcezza è stato preso Tartaglia, ne manette, ne aggressione. Minimo Silvio, ormai nella merda, l’ha pagato per farsi lanciare la statuina…(mi raccomando colpisci, ma non troppo forte), e cosi diventa martire”… ragazzi, la fantasia umana non ha limiti!
…e potrei continuare all’infinito, basterebbe cliccare sul link alla fine della pagina di Facebook per leggere altr idiozie del genere.
Ribadisco il concetto, prima di essere tacciato come filoberlusconiano o anticomunista: CONDANNO IL GESTO, non la persona. Deve apparire assurdo che un rappresentante dello Stato italiano possa essere così a rischio. Che poi si chiami Berlusconi o Prodi (che notoriamente mi sta sugli zebedei, ma avrei detto la stessa identica cosa se fosse successo a lui) non fa differenza. E chiunque si riempie la bocca di frasette facili come “ecco come ci vedono al di fuori dell’Italia” ora farebbe bene a difendere l’Italia e ad imbastire un discorso democratico su come mandare a casa il Premier se questo non li rappresenta, e non su come attentare alla sua incolumità fisica.
Tutti contro Berlusconi, ma non si capisce come abbia preso tutti quei voti!
Un film già visto, soprattutto in Sardegna quando è successa esattamente la stessa cosa per l’elezione del Presidente della Regione: tutti contro Soru ma stranamente aveva vinto le elezioni… (e anche in questo caso cito l’esempio che mi sta più scomodo, non per par condicio!).
Ho appena fatto un esempio ad un’amica: ipotizziamo di leggere questa notizia…
“DONNA STUPRATA IN CORSO AMERICA”. La violenza (sessuale in questo caso) è da condannare! Farebbe differenza se la donna fosse una passante o una prostituta?
Se qualcuno dei lettori, amici e contatti di Facebook, si sentisse offeso dalla mia “difesa” non al Premier ma alla persona, come ha chiesto l’amico Gianni… mi cancelli pure dai suoi contatti! Non credo di avere nulla da condividere con persone che identificano la violenza come la soluzione o lo spunto di riflessione!
A futura riflessione. Buonanotte amici.
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