Firmate dove volete, ma firmate!

Fra le tante polemiche sorte in occasione della visita del Santo Padre a Cagliari, è stata sollevata anche l’annosa questione della spesa sostenuta dalla pubblica amministrazione regionale, provinciale e comunale. Le notizie in questo caso provengono da svariate fonti pseudo-ufficiali, che naturalmente sostengono cifre molto diverse fra loro. Le più verosimili si attestano su 1.620.000,00 euro (leggasi meglio: un milione e seicento venti mila euro…; che al cambio storico della lira sarebbero si e no 3.136.757.400, leggasi meglio tre miliardi cento trenta sei milioni settecento cinquanta sette mila quattrocento lire), ripartite fra 1.400.000,00 € provenienti dalla Regione Autonoma della Sardegna, 200.000,00 € dalla Provincia di Cagliari e circa 20.000,00 € dal Comune di Cagliari.

Cifre spettacolari, se poi consideriamo che il primo stanziamento di soli un milione di euro è stato valutato insufficiente da Sua Eccellenza mons. Giuseppe Mani, che ha sollecitato un aumento di capitale, e clamorosamente la Regione Autonoma della Sardegna lo ha concesso!

Stendendo un velo pietoso sul calice d’oro regalato a Joseph Ratzinger (la mia fede cattolica cristiana mi impedisce di pensare che un oggetto così costoso sia stato regalato al Cristo in terra!) dal peso approssimativo di un chilo e mezzo, gemmato da pietre preziose di valore ancora non stimato, la visita del Santo Padre a Cagliari è costata circa 2.333,00 euro al minuto, tenendo per buono che il Papa sia rimasto in Sardegna dieci ore.

Non sono qui ad alimentare questa o quella polemica sulla visita del Papa, ma sfogliando le varie pagine di informazione stampata e telematica di questi giorni, sono rimasto oltremodo indignato dalla dichiarazione della Conferenza Episcopale Italiana, che si pone in allarme per la diminuzione delle firme sulla destinazione del famosissimo “otto per mille”.

I soldi stanziati per la visita del Sommo Pontefice a Cagliari e l’otto per mille alla Chiesa Cattolica non stanno sullo stesso piano, è evidente. Ma è evidente che non sposa bene parlare di lotta alla povertà, all’emarginazione sociale, alla discriminazione e a tutti i drammi che quotidianamente affliggono l’umanità e nel contempo incamerare delle quote economiche di grande portata sperando che la cosa passi inosservata.

Stando ai dati diffusi da più altisonanti testate giornalistiche (e dalla CEI stessa), la Chiesa Cattolica utilizza il gettito derivante dall’otto per mille per pagare gli stipendi del clero, per le opere di manutenzione delle strutture E per opere di beneficenza. Di fatto, meno del 20% di questi soldi va alle opere caritative…

Inoltre, cosa ancora più grave a mio giudizio, la Chiesa Cattolica riceve non solo la ripartizione in percentuale derivante dalla conta delle firme apposte sulle varie dichiarazioni dei redditi, ma sulla stessa base percentuale riceve anche la suddivisione delle firme non apposte, ovvero soldi in più da parte di chi non ha scelto di devolvere l’otto per mille.

Nulla da eccepire sull’assegnazione di fondi per scopi di beneficenza, per carità… ma non comprendo perché si debba occultare una realtà economica che dovrebbe essere invece “trasparente”…

Di contro, la Chiesa Evangelica Valdese, che ancora oggi rivendica alcuni sacrosanti diritti evidentemente negati dallo Stato (ad esempio assegnazione delle SOLE QUOTE dei firmatari senza ripartizione percentuale), dichiara anche sul proprio sito (http://www.chiesavaldese.org) “Nemmeno un euro viene utilizzato per le attività di culto”, e sempre sullo stesso sito è possibile scaricare i vari rendiconti di gestione delle quote dell’otto per mille nei vari progetti, dal 1993 ad oggi!

Dopo tutto questo mi permetto di darVi un consiglio: nella prossima dichiarazione dei redditi FIRMATE dove volete, ma firmate!

Una Risposta

  1. [...] Il Papa a Cagliari – Una fede costosa – Una povertà mondiale Pubblicato il Settembre 24, 2008 di Freespirit Dal Blog di Jerry Carreras [...]

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