Dopo lunghe ed estenuanti diatribe su Facebook, ho deciso di postare questo intervento sul mio blog (sebbene un po’ trascurato in quest’ultimo periodo), anche perché faccialibro non mi permette di inserire commenti molto lunghi, pur dando la possibilità di divulgare un intervento in maniera automatica a tutti i miei contatti e a tutti coloro che vogliono condividerlo.
Per questo inviterò tutti voi, amici e lettori non solo del mio blog ma anche del mio profilo su Facebook, a sprecare un po’ del vostro preziosissimo tempo nel leggere queste mie riflessioni.
Molti in questi giorni mi hanno invitato a riflettere sul voto da esprimere a favore di Ugo Cappellacci o Renato Soru. Non me ne voglia Gavino Sale, ma nessuno dei miei amici mi ha parlato di lui, pur sapendo benissimo che è candidato e dove trovare il suo programma elettorale.
Ho riflettuto parecchio su questi inviti, ed ho anche riflettuto parecchio sul fatto che diverse persone che ben sanno quale sia il mio orientamento politico mi abbiano chiesto di votare Renato Soru. Non voto Renato Soru non per “partito preso”, bensì per motivi abbastanza chiari (ovviamente per me, non pretendo che gli altri la pensino allo stesso modo).
Premesso che ritengo inammissibile che una campagna elettorale si basi sugli errori dell’altro, e che quindi mi fa decisamente optare per la mia tradizionale scelta di centro-destra, non capisco perché si debba dire “io sono meglio di quell’altro perché lui ha detto così e ha promesso queste cose”… Ma è mai possibile sperare in una seria presa di posizione dove le dichiarazioni d’intenti siano riferite solamente alla propria coalizione?
Ovviamente il centrodestra non è esente da tale critica,ma…
Ma non ammetto le bugie. Soprattutto quando queste si riversano nelle fasce più deboli della popolazione! E Renato Soru, nel suo programma “La Sardegna che cambia”, ha scritto grosse bugie con promesse (che non ha mantenuto prima e che non materrà adesso) ancora più altisonanti (ovviamente) di grande impatto sulle persone già colpite da problemi di varia natura e che aspettano delle risposte positive alle loro insistenti e lecite domande.
Una di queste grandissime ed assurde bugie, che vivo personalmente e direttamente da tredici anni, cioè da quando Renato Soru era un bel nessuno, è legata alla Formazione Professionale. Si legge nel programma: “Da anni perdiamo troppi ragazzi lungo la strada; decine di ragazzi tra i 15 e i 18 anni non finiscono la scuola; la nostra formazione professionale non ha avuto maggiore successo…”.
NON È VERO!
Non è assolutamente vero: la Formazione Professionale è stata investita da una serie di recuperi dei ragazzi che abbandonavano la scuola in cerca di una professionalità che li collocasse nel mondo del lavoro. E la percentuale di abbandono della Formazione Professionale è decisamente inferiore rispetto alla scuola pubblica!
Non basta! La Formazione Professionale ha ottenuto risultati sorprendenti poiché in alcuni corsi, biennali e triennali, si è ottenuta una percentuale di collocamento che supera il 75%. Cosa che la Scuola Pubblica non può ottenere, per il semplice motivo che le due attività sono diverse.
Forse il dott. Renato Soru, colui che ha fondato e condotto per anni il colosso dell’ICT Tiscali SpA, si è dimenticato di dire che la sua azienda ha beneficiato degli Operatori di Call Center formati dai corsi di Formazione Professionale banditi dalla Regione Autonoma della Sardegna e cofinanziati dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e dal Fondo Sociale Europeo… Che strano…
E ancora, sempre dal suo programma (che qualcuno ha saggiamente analizzato quanto me se non di più, trovandolo spudoratamente scopiazzato): “La nostra formazione professionale ha conosciuto una lunga crisi. Abbiamo chiuso un ciclo.”
NON È VERO!
L’espressione più corretta per trasformare questa frase da bugia a verità è: “La nostra formazione professionale è stata messa in crisi da questo governo regionale. Abbiamo chiuso la Formazione Professionale“.
Proseguendo nel delirio si leggono i buoni propositi: “informatizzazione e nuovi media, manifattura di qualità e biotecnologie, artigianato, costruzione e manutenzione degli impianti per il risparmio energetico e lo sfruttamento delle nuove fonti di energia, allevamento, agricoltura e agricoltura biologica, valorizzazione dei beni culturali e naturali, servizi decentrati alla persona, turismo, commercio.”
NON È VERO!
Altra grande bugia, per il solo fatto che i Corsi di Formazione Professionale finora svolti erano già strutturati secondo queste tematiche. Per tutta risposta si avvalevano di periodi di stage per gli studenti in aziende specializzate già radicate nel territorio e con esperienza dimostrata nel mondo del lavoro. Ed anzi, capitava molto spesso che le stesse aziende che conducevano lo stage individuassero gli studenti più capaci e meritevoli proponendo loro delle opportunità di lavoro non appena concluso il percorso formativo. Ma tutto questo al dott. Soru non andava bene… Per ognuno di quegli argomenti sono stati realizzati Corsi di Formazione Professionale!
Volendo anche credere a questo folle disegno di istruzione e formazione, non posso evitare di inorridire all’affermazione: “la formazione universitaria telematica: continuerà l’offerta per venire incontro alle esigenze dei numerosissimi studenti sardi pendolari, nonché degli studenti lavoratori, degli adulti e di quanti, in genere, siano costretti a gestire la propria attività di studio in tempi flessibili”.
NON È VERO!
Ma non lo dico io. Guardiamo assieme il sito della Formazione Universitaria Telematica! http://www.unisofia.it
Io leggo, fra le offerte formative dell’Università Telematica della Sardegna (progetto di Università aperta che nasce dalla collaborazione tra le Università di Cagliari e Sassari unite nel Consorzio UNITEL) i corsi: Amministrazione, Architettura e Comunicazione. Cioè gli “sfigati” che non si possono permettere di frequentare l’Università tradizionale, devono accontentarsi dei tre corsi offerti! Mi pare paradossale che nel 2009, con un paladino dell’informatica e della telematica come il dott. Soru quale Governatore della Sardegna, l’Università Telematica della Sardegna non abbia pensato di offrire una formazione peculiare come quella sui Sistemi Informativi. Il tutto ad un ragionevole (espressione palesemente ironica) costo di: “Tassa di iscrizione 2.000 € , contributo regionale per il diritto allo studio 62 €. Ratealmente: € 500 + bollo all’atto dell’immatricolazione; € 500 + eventuali tasse per il diritto allo studio (Ersu, se dovute) entro il 30 gennaio, € 1.000 entro il 30 aprile.” come si legge dal sito http://www.scform.unica.it/pub/netdocs/11/index.php?module=documents&JAS_DocumentManager_op=viewDocument&JAS_Document_id=373 (graditissime le smentite, che però confermerebbero almeno una disinformazione e mancanza di comunicazione chiara in merito).
Il mio intervento non voleva e non vuole essere un comizio elettorale. Per questo mi fermo qui, ma pronto ad analizzare tanti altri punti oscuri…
Perché non voto Soru…
Dopo lunghe ed estenuanti diatribe su Facebook, ho deciso di postare questo intervento sul mio blog (sebbene un po’ trascurato in quest’ultimo periodo), anche perché faccialibro non mi permette di inserire commenti molto lunghi, pur dando la possibilità di divulgare un intervento in maniera automatica a tutti i miei contatti e a tutti coloro che vogliono condividerlo.
Per questo inviterò tutti voi, amici e lettori non solo del mio blog ma anche del mio profilo su Facebook, a sprecare un po’ del vostro preziosissimo tempo nel leggere queste mie riflessioni.
Molti in questi giorni mi hanno invitato a riflettere sul voto da esprimere a favore di Ugo Cappellacci o Renato Soru. Non me ne voglia Gavino Sale, ma nessuno dei miei amici mi ha parlato di lui, pur sapendo benissimo che è candidato e dove trovare il suo programma elettorale.
Ho riflettuto parecchio su questi inviti, ed ho anche riflettuto parecchio sul fatto che diverse persone che ben sanno quale sia il mio orientamento politico mi abbiano chiesto di votare Renato Soru. Non voto Renato Soru non per “partito preso”, bensì per motivi abbastanza chiari (ovviamente per me, non pretendo che gli altri la pensino allo stesso modo).
Premesso che ritengo inammissibile che una campagna elettorale si basi sugli errori dell’altro, e che quindi mi fa decisamente optare per la mia tradizionale scelta di centro-destra, non capisco perché si debba dire “io sono meglio di quell’altro perché lui ha detto così e ha promesso queste cose”… Ma è mai possibile sperare in una seria presa di posizione dove le dichiarazioni d’intenti siano riferite solamente alla propria coalizione?
Ovviamente il centrodestra non è esente da tale critica,ma…
Ma non ammetto le bugie. Soprattutto quando queste si riversano nelle fasce più deboli della popolazione! E Renato Soru, nel suo programma “La Sardegna che cambia”, ha scritto grosse bugie con promesse (che non ha mantenuto prima e che non materrà adesso) ancora più altisonanti (ovviamente) di grande impatto sulle persone già colpite da problemi di varia natura e che aspettano delle risposte positive alle loro insistenti e lecite domande.
Una di queste grandissime ed assurde bugie, che vivo personalmente e direttamente da tredici anni, cioè da quando Renato Soru era un bel nessuno, è legata alla Formazione Professionale. Si legge nel programma: “Da anni perdiamo troppi ragazzi lungo la strada; decine di ragazzi tra i 15 e i 18 anni non finiscono la scuola; la nostra formazione professionale non ha avuto maggiore successo…”.
NON È VERO!
Non è assolutamente vero: la Formazione Professionale è stata investita da una serie di recuperi dei ragazzi che abbandonavano la scuola in cerca di una professionalità che li collocasse nel mondo del lavoro. E la percentuale di abbandono della Formazione Professionale è decisamente inferiore rispetto alla scuola pubblica!
Non basta! La Formazione Professionale ha ottenuto risultati sorprendenti poiché in alcuni corsi, biennali e triennali, si è ottenuta una percentuale di collocamento che supera il 75%. Cosa che la Scuola Pubblica non può ottenere, per il semplice motivo che le due attività sono diverse.
Forse il dott. Renato Soru, colui che ha fondato e condotto per anni il colosso dell’ICT Tiscali SpA, si è dimenticato di dire che la sua azienda ha beneficiato degli Operatori di Call Center formati dai corsi di Formazione Professionale banditi dalla Regione Autonoma della Sardegna e cofinanziati dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e dal Fondo Sociale Europeo… Che strano…
E ancora, sempre dal suo programma (che qualcuno ha saggiamente analizzato quanto me se non di più, trovandolo spudoratamente scopiazzato): “La nostra formazione professionale ha conosciuto una lunga crisi. Abbiamo chiuso un ciclo.”
NON È VERO!
L’espressione più corretta per trasformare questa frase da bugia a verità è: “La nostra formazione professionale è stata messa in crisi da questo governo regionale. Abbiamo chiuso la Formazione Professionale“.
Proseguendo nel delirio si leggono i buoni propositi: “informatizzazione e nuovi media, manifattura di qualità e biotecnologie, artigianato, costruzione e manutenzione degli impianti per il risparmio energetico e lo sfruttamento delle nuove fonti di energia, allevamento, agricoltura e agricoltura biologica, valorizzazione dei beni culturali e naturali, servizi decentrati alla persona, turismo, commercio.”
NON È VERO!
Altra grande bugia, per il solo fatto che i Corsi di Formazione Professionale finora svolti erano già strutturati secondo queste tematiche. Per tutta risposta si avvalevano di periodi di stage per gli studenti in aziende specializzate già radicate nel territorio e con esperienza dimostrata nel mondo del lavoro. Ed anzi, capitava molto spesso che le stesse aziende che conducevano lo stage individuassero gli studenti più capaci e meritevoli proponendo loro delle opportunità di lavoro non appena concluso il percorso formativo. Ma tutto questo al dott. Soru non andava bene… Per ognuno di quegli argomenti sono stati realizzati Corsi di Formazione Professionale!
Volendo anche credere a questo folle disegno di istruzione e formazione, non posso evitare di inorridire all’affermazione: “la formazione universitaria telematica: continuerà l’offerta per venire incontro alle esigenze dei numerosissimi studenti sardi pendolari, nonché degli studenti lavoratori, degli adulti e di quanti, in genere, siano costretti a gestire la propria attività di studio in tempi flessibili”.
NON È VERO!
Ma non lo dico io. Guardiamo assieme il sito della Formazione Universitaria Telematica! http://www.unisofia.it
Io leggo, fra le offerte formative dell’Università Telematica della Sardegna (progetto di Università aperta che nasce dalla collaborazione tra le Università di Cagliari e Sassari unite nel Consorzio UNITEL) i corsi: Amministrazione, Architettura e Comunicazione. Cioè gli “sfigati” che non si possono permettere di frequentare l’Università tradizionale, devono accontentarsi dei tre corsi offerti! Mi pare paradossale che nel 2009, con un paladino dell’informatica e della telematica come il dott. Soru quale Governatore della Sardegna, l’Università Telematica della Sardegna non abbia pensato di offrire una formazione peculiare come quella sui Sistemi Informativi. Il tutto ad un ragionevole (espressione palesemente ironica) costo di: “Tassa di iscrizione 2.000 € , contributo regionale per il diritto allo studio 62 €. Ratealmente: € 500 + bollo all’atto dell’immatricolazione; € 500 + eventuali tasse per il diritto allo studio (Ersu, se dovute) entro il 30 gennaio, € 1.000 entro il 30 aprile.” come si legge dal sito http://www.scform.unica.it/pub/netdocs/11/index.php?module=documents&JAS_DocumentManager_op=viewDocument&JAS_Document_id=373 (graditissime le smentite, che però confermerebbero almeno una disinformazione e mancanza di comunicazione chiara in merito).
Il mio intervento non voleva e non vuole essere un comizio elettorale. Per questo mi fermo qui, ma pronto ad analizzare tanti altri punti oscuri…
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