11 maggio 2009
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mette a disposizione sul proprio sito le cifre ufficiali dei casi dichiarati di A(H1N1), quella malattia che nelle nostre case arriva (mediaticamente) con il nome di influenza suina, e dipana ogni dubbio sui numeri della ipotetica pandemia che si sta tentando di far digerire non solo a noi italiani, ma a molti cervelli poco avezzi al ragionamento in tutto il mondo.
Ovviamente la mia non è una critica a chi si è spaventato di fronte alla notizia allarmante della comparsa di una patologia che poteva essere pericolosa (e di fatto potrebbe esserlo ancora), bensì è un gesto di disprezzo verso coloro che seminano il panico con notizie che andrebbero calibrate in funzione della loro veridicità in armonia con tutto il resto degli eventi che quotidianamente accadono in questo piccolo mondo che ci hanno dato in mano (e che forse non siamo in grado di gestire).
Che l’influenza suina ci sia è un dato di fatto, quindi per certo non sto qui a mettere in dubbio l’esistenza di questa patologia.
Ciò che metto in dubbio, invece, è la buona fede di tutto un sistema mediatico che vuole rifilarci a tutti i costi un’emergenza quando di fatto l’emergenza non c’è. O meglio, c’è un’emergenza rispetto al fatto che alcune vite umane sono in pericolo, ma la stessa non può e non deve occupare i titoli di testa di ogni supporto d’informazione al pari di un terremoto, di una guerra civile o ancora peggio di un report sulle vittime della strada!
Comincio a ragionare con i numeri. Alle 7.30 del 10 maggio 2009 l’OMS ufficializza alcuni dati: 4379 casi di infezione, 48 decessi, 29 paesi coinvolti fra i quali il Messico ha una percentuale di contagiati molto alta rispetto a tutti gli altri: 1626 contagiati e 45 morti. Senza dubbio è un dato triste.
L’ultimo rapporto annuale UNICEF dichiara (e lascio a chiunque ne abbia voglia il compito di trovare dati che smentiscano questa verità, io non ho dubbi!) che un bambino ogni tre secondi muore per fame o per malattie infettive del tutto evitabili (febbre o diarrea ad esempio), e con una piccolissima operazione aritmetica arriviamo a 26.000 (diconsi ventiseimila unità) in un solo giorno.
Ma non basta.
Gli studi di settore medico, ed in particolare quelli sulla cardiologia mondiale, hanno dichiarato (ormai da quattro anni suonati) che l’85% (ancora diconsi ottantacinque per cento) delle morti cardiache improvvise sono evitabili grazie alla terapia della cardioversione elettrica (per gli amici: defibrillazione). L’incidenza di questa patologia è un caso ogni mille persone all’anno; ciò significa che una piccola città come Cagliari, poco più di 164.000 abitanti al censimento del 2001, registra circa 160 decessi evitabili ogni anno. Nelle proporzioni nazionali, basandosi su una popolazione dichiarata di oltre 60 milioni di persone, 60.000 vittime all’anno in Italia possono essere salvate!
Le morti sulla strada nel 2007 sono state 1207.
Le morti bianche, ovvero gli incidenti sul lavoro che evolvono in un esito mortale, nel 2007 sono state 1260. Ogni anno, in tutto il mondo, 12.000 bambini muoiono sul lavoro… e ciò significa non solo che è drammatico che un numero così alto di bambini muoia di morte evitabile ma anche che sono bambini sfruttati!!
A ragionar coi numeri ci sarebbe molto altro da dire. Ciò che più mi sconvolge è che nell’adottare le semplici e note soluzioni, il rapporto costo – beneficio sarebbe decisamente molto basso, ma evidentemente mi sfugge qualche passaggio di natura socio-economica poiché non si parla fondamentalmente di medicine ma di interventi sociali che sanno più di investimento che di spesa.
Un intervento salvavita per un bambino (e non parlo di chirurgia bensì di cibo ed igiene) costa mediamente 25 euro al mese (deducibili dalle tasse in quanto elargizione ad una Onlus).
Il costo di un defibrillatore semiautomatico esterno è di circa 7.000 euro: basti pensare alle possibili localizzazioni in cinema multisala, ipermercati, centri commerciali di grande afflusso, centri turistico-ricreativi, per comprendere il numero di persone che potrebbero correre il rischio di incorrere in una Morte Cardiaca Improvvisa senza che questa possa essere trattata con l’opportuna terapia di cardioversione elettrica.
Dopo piccole considerazioni di natura puramente economica, mi chiedo: perché allarmare il mondo se dopo 24 giorni si contano appena due morti al giorno in tutto il globo?? O meglio, va anche bene parlare di queste quarantotto vittime, ma perché non si parla praticamente mai di tutte le altre morti già ben note e pure contrastabili?
Prima o poi la domanda sarebbe sorta spontanea. Cosa c’è sotto?
La facile demagogia mi porterebbe a parlare di costi dei medicinali e delle cure mediche. Non voglio sparare nel mucchio per prendere qualche facile preda, ma voglio soffermarmi solamente in una piccolissima riflessione, anche stavolta di natura prettamente economica. Quanto è costato scendere in campo con la distribuzione di mascherine a tutti i viaggiatori negli aeroporti scalo di viaggi da e per il Messico? E nei giorni successivi tale attenzione non si è soffermata solo nei punti di passaggio strategici. Ogni punto nodale di movimentazione di persone (aeroporti, porti, stazioni di treni e di autobus, grandi autostrade, accessi alle metropoli etc.) è stato preso di mira e supportato dispositivi di protezione individuale distribuiti a chiunque transitasse in quel punto…
Una sola considerazione finale: senza dubbio è bene sapere, ma è meglio saper bene!
Postato in: Commenti e Chiacchere, Politica & Società | Messo il tag: vita, cuore, giorno, strada, radio, terremoto, morte, mondo, umana, euro, organizzazione, mondiale, sanità, oms, a(h1n1), influenza, suina, febbre, pandemia, italia, europa, notizia, spavento, pericolo, contagio, maiali, fede, sistema, mediatico, tv, giornali, carta, stampata, periodici, emergenza, urgenza, ospedale, guerra, civile, vittime, unicef, infettiva, fame, diarrea, cardiologia, MCI, cardiaca, improvvisa, defibrillazione, precoce, BLSD, cardioversione, elettrica, cibo, igiene, onlus, globo, medicina, casa, farmaceutica, porto, aeroporto, stazione, treno, autobus, metropolitana, sapere
La Febbre Suina: un nuovo caso di Terrorismo Mediatico
11 maggio 2009
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mette a disposizione sul proprio sito le cifre ufficiali dei casi dichiarati di A(H1N1), quella malattia che nelle nostre case arriva (mediaticamente) con il nome di influenza suina, e dipana ogni dubbio sui numeri della ipotetica pandemia che si sta tentando di far digerire non solo a noi italiani, ma a molti cervelli poco avezzi al ragionamento in tutto il mondo.
Ovviamente la mia non è una critica a chi si è spaventato di fronte alla notizia allarmante della comparsa di una patologia che poteva essere pericolosa (e di fatto potrebbe esserlo ancora), bensì è un gesto di disprezzo verso coloro che seminano il panico con notizie che andrebbero calibrate in funzione della loro veridicità in armonia con tutto il resto degli eventi che quotidianamente accadono in questo piccolo mondo che ci hanno dato in mano (e che forse non siamo in grado di gestire).
Che l’influenza suina ci sia è un dato di fatto, quindi per certo non sto qui a mettere in dubbio l’esistenza di questa patologia.
Ciò che metto in dubbio, invece, è la buona fede di tutto un sistema mediatico che vuole rifilarci a tutti i costi un’emergenza quando di fatto l’emergenza non c’è. O meglio, c’è un’emergenza rispetto al fatto che alcune vite umane sono in pericolo, ma la stessa non può e non deve occupare i titoli di testa di ogni supporto d’informazione al pari di un terremoto, di una guerra civile o ancora peggio di un report sulle vittime della strada!
Comincio a ragionare con i numeri. Alle 7.30 del 10 maggio 2009 l’OMS ufficializza alcuni dati: 4379 casi di infezione, 48 decessi, 29 paesi coinvolti fra i quali il Messico ha una percentuale di contagiati molto alta rispetto a tutti gli altri: 1626 contagiati e 45 morti. Senza dubbio è un dato triste.
L’ultimo rapporto annuale UNICEF dichiara (e lascio a chiunque ne abbia voglia il compito di trovare dati che smentiscano questa verità, io non ho dubbi!) che un bambino ogni tre secondi muore per fame o per malattie infettive del tutto evitabili (febbre o diarrea ad esempio), e con una piccolissima operazione aritmetica arriviamo a 26.000 (diconsi ventiseimila unità) in un solo giorno.
Ma non basta.
Gli studi di settore medico, ed in particolare quelli sulla cardiologia mondiale, hanno dichiarato (ormai da quattro anni suonati) che l’85% (ancora diconsi ottantacinque per cento) delle morti cardiache improvvise sono evitabili grazie alla terapia della cardioversione elettrica (per gli amici: defibrillazione). L’incidenza di questa patologia è un caso ogni mille persone all’anno; ciò significa che una piccola città come Cagliari, poco più di 164.000 abitanti al censimento del 2001, registra circa 160 decessi evitabili ogni anno. Nelle proporzioni nazionali, basandosi su una popolazione dichiarata di oltre 60 milioni di persone, 60.000 vittime all’anno in Italia possono essere salvate!
Le morti sulla strada nel 2007 sono state 1207.
Le morti bianche, ovvero gli incidenti sul lavoro che evolvono in un esito mortale, nel 2007 sono state 1260. Ogni anno, in tutto il mondo, 12.000 bambini muoiono sul lavoro… e ciò significa non solo che è drammatico che un numero così alto di bambini muoia di morte evitabile ma anche che sono bambini sfruttati!!
A ragionar coi numeri ci sarebbe molto altro da dire. Ciò che più mi sconvolge è che nell’adottare le semplici e note soluzioni, il rapporto costo – beneficio sarebbe decisamente molto basso, ma evidentemente mi sfugge qualche passaggio di natura socio-economica poiché non si parla fondamentalmente di medicine ma di interventi sociali che sanno più di investimento che di spesa.
Un intervento salvavita per un bambino (e non parlo di chirurgia bensì di cibo ed igiene) costa mediamente 25 euro al mese (deducibili dalle tasse in quanto elargizione ad una Onlus).
Il costo di un defibrillatore semiautomatico esterno è di circa 7.000 euro: basti pensare alle possibili localizzazioni in cinema multisala, ipermercati, centri commerciali di grande afflusso, centri turistico-ricreativi, per comprendere il numero di persone che potrebbero correre il rischio di incorrere in una Morte Cardiaca Improvvisa senza che questa possa essere trattata con l’opportuna terapia di cardioversione elettrica.
Dopo piccole considerazioni di natura puramente economica, mi chiedo: perché allarmare il mondo se dopo 24 giorni si contano appena due morti al giorno in tutto il globo?? O meglio, va anche bene parlare di queste quarantotto vittime, ma perché non si parla praticamente mai di tutte le altre morti già ben note e pure contrastabili?
Prima o poi la domanda sarebbe sorta spontanea. Cosa c’è sotto?
La facile demagogia mi porterebbe a parlare di costi dei medicinali e delle cure mediche. Non voglio sparare nel mucchio per prendere qualche facile preda, ma voglio soffermarmi solamente in una piccolissima riflessione, anche stavolta di natura prettamente economica. Quanto è costato scendere in campo con la distribuzione di mascherine a tutti i viaggiatori negli aeroporti scalo di viaggi da e per il Messico? E nei giorni successivi tale attenzione non si è soffermata solo nei punti di passaggio strategici. Ogni punto nodale di movimentazione di persone (aeroporti, porti, stazioni di treni e di autobus, grandi autostrade, accessi alle metropoli etc.) è stato preso di mira e supportato dispositivi di protezione individuale distribuiti a chiunque transitasse in quel punto…
Una sola considerazione finale: senza dubbio è bene sapere, ma è meglio saper bene!
Postato in: Commenti e Chiacchere, Politica & Società | Messo il tag: vita, cuore, giorno, strada, radio, terremoto, morte, mondo, umana, euro, organizzazione, mondiale, sanità, oms, a(h1n1), influenza, suina, febbre, pandemia, italia, europa, notizia, spavento, pericolo, contagio, maiali, fede, sistema, mediatico, tv, giornali, carta, stampata, periodici, emergenza, urgenza, ospedale, guerra, civile, vittime, unicef, infettiva, fame, diarrea, cardiologia, MCI, cardiaca, improvvisa, defibrillazione, precoce, BLSD, cardioversione, elettrica, cibo, igiene, onlus, globo, medicina, casa, farmaceutica, porto, aeroporto, stazione, treno, autobus, metropolitana, sapere